Il 5 ottobre 1970, la Atlantic Records dava alle stampe LedZeppelin III, il terzo album in studio della rock band britannica, un disco che segnò una netta evoluzione nel loro sound. Reduci da due album di enorme successo e da un estenuante tour, Robert Plant e Jimmy Page si ritirarono nel cottage di Bron-Yr-Aur in Galles, un isolamento che influenzò profondamente la nuova direzione musicale.
Il lavoro si divise tra l’hard rock potente e diretto della prima facciata, lanciato dall’inconfondibile riff di “Immigrant Song” e contenente l’epico blues di “Since I’ve Been Loving You”, e una seconda parte in gran parte acustica, intrisa di folk, country e misticismo. Brani come “Gallows Pole” (una reinterpretazione di un tradizionale folk), “Tangerine” e “That’s the Way” misero in mostra un lato più intimo e bucolico del gruppo, con l’introduzione di chitarre acustiche, banjo e mandolino.
Nonostante le vendite abbiano superato i 7 milioni di copie ottenendo dischi di platino in nazioni chiave come USA, UK e Italia, l’album fu accolto inizialmente in modo tiepido da parte della critica, confusa dall’abbandono parziale delle sonorità hard rock. La band, tuttavia, dimostrò una maturità compositiva e una volontà di espandere i propri orizzonti, gettando le basi per le successive sperimentazioni.
